Nelle opere che ho visto di Ming o Mingarelli….ce n’è una piccola raccolta nell’estemporanea…ho subito notato che c’è una concentrazione, un’idea, una visione….in altri giovani si sente più il tentativo di trovare una strada…..invece, lui, evidentemente l’ha trovata e l’ha individuata in quello che è stato sempre il soggetto prevalente per l’arte…il volto, il corpo umano che il 900 ha in qualche modo eluso volgendo altrove le sue ricerche astratte o informali….come se l’uomo non avesse più la stessa centralità che ha avuto nella storia per tanti secoli…… quindi, intanto è interessante che qualcuno ritorni a questo tema.
Pensate per esempio Morandi, pittore di nature morte, che non dipinge, se non in qualche raro autoritratto, mai il corpo umano e il volto di un uomo.
In un secondo ordine di considerazioni c’è il fatto che le grandi dimensioni, l’ingrandimento, lo zoom sul volto fanno intendere un rapporto quasi di natura psicoanalitica, cioè… di voler leggere dentro, di sentire la faccia come uno specchio dell’artista che in essa rappresenta il volto di una persona .
Questo “ fare grande” caratterizza l’opera di due giovani artisti che hanno vinto nelle ultime due annate il premio Michetti, uno dei quali si chiama Nicola Samori, che con tecniche diverse da queste, ci rappresenta l’imminenza di un volto e il suo ingrandimento.
La stessa cosa vale per il vincitore di questo anno che si chiama Cristiano Tassinari.
Sono due artisti molto sensibili e vedendo questa opera ho pensato che, come in sintonia con loro… oggi tutto si collega per internet ma anche ammesso che non ci sia nessun rapporto diretto… c’è evidentemente una necessità di far parlare il volto dell’ uomo e in tutti e tre gli artisti scegliere il volto ravvicinato di grandi dimensioni.
Quindi in questo senso Ming rientra perfettamente in questa singolare prevalente inclinazione.
Oltretutto la tecnica tradizionale per esprimere i contorni del disegno del volto è messa in rapporto, come anche nel caso di Samori, con la ricerca sperimentale della carta, del collage che fa di fondo e quindi si sente che non è un ritratto tradizionale o accademico, talchè in qualche modo tenta di aumentare la vita della pittura attraverso una serie di soccorsi che vengono dal mondo della ricerca d’avanguardia, con materiali o, addirittura in questo caso, con carte o scritte che sembrano animare e aiutare l’immagine e quindi non è un’immagine banale….ha questi elementi e … benché in una riproduzione si possa intendere come un ritratto dal vero…..vedendola nell’originale la grandezza si impone come un elemento accattivante, di aggressione verso chi la guarda e in questo senso credo che l’artista abbia lungamente riflesso per trovare una sua sigla espressiva e che l’opera, questa più delle altre che ho visto….ma già nelle altre si sentiva un’idea, una visione come ho detto…..testimoni una ricerca ed un impegno per definire l’immagine che non sono ne convenzionali ne accademici ne banali, quindi …che meriti attenzione… e mi pare che abbia scelto opportunamente di far vedere la sua opera.
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